ISFCI, SEV:SCUOLA DI ETNOGRAFIA VISIVA FOTOGRAFIA, CINEMATOGRAFIA E VIDEO PER LA RICERCA ETNOGRAFICA E ANTROPOLOGICA.

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SCUOLA DI ETNOGRAFIA VISIVA FOTOGRAFIA, CINEMATOGRAFIA E VIDEO PER LA RICERCA ETNOGRAFICA E ANTROPOLOGICA

 

Da molti anni l’interesse per l’etnografia visiva e per l’antropologia visuale è in crescita nel nostro Paese e coinvolge, in particolar modo, i giovani in formazione, sia nell’ambito dei corsi di laurea di base e magistrali nel settore delle arti visive, del cinema e della fotografia, sia, e soprattutto, nell’ambito dei corrispondenti corsi di antropologia ed etnologia. A tale crescita d’interesse l’Università non è stata in grado di offrire sin oggi risposta, malgrado la vivace e a tratti spregiudicata attività d’ingegneria accademica che si è affermata in questi anni, per una molteplicità di ragioni che non è qui il caso di affrontare e su cui comunque, nelle sedi opportune, occorrerà riflettere. In Italia, così, non si sono strutturati, in analogia con altri Paesi d’Occidente, centri di ricerca etnografico-visiva in cui affiancare alla produzione documentaria, e all’archiviazione ragionata di fotografie, film e video, un’attività di riflessione teorica e di formazione avanzata dei discenti.

A fronte di tale carenza si sono andate sviluppando, un po’ ovunque, iniziative spontanee, del tutto esterne al mondo scientifico e alla realtà accademica, di basso profilo culturale, sovente connesse a un’improbabile e ideologicamente perniciosa ideologia del recupero delle tradizioni popolari, tese a insegnare ai giovani come fotografare e filmare le realtà etnograficamente significative. Tali iniziative, gestite spesso da circoli, associazioni, gruppi spontanei di formazione e interesse eterogenei, con il sostegno di enti locali, muovono dal presupposto empirico che la tradizione, qualsiasi cosa s’intenda con tale termine (sulla cui ambiguità la moderna letteratura antropologica si è soffermata con vivace piglio critico), si vive, e non è affatto indispensabile, di conseguenza, conoscerla scientificamente. Dunque i corsi in questione non riconoscono l’esistenza di alcuna area specialistica del sapere, cui fare riferimento, e non presuppongono alcuna competenza nelle persone cui si rivolgono.

Dalla situazione sin qui sommariamente ricordata consegue, dunque, che i giovani che intendono avere rigorosa formazione teorica e pratica nel campo dell’etnografia visiva non hanno alcun luogo o programma di riferimento, mentre nel Paese cresce una pletora di documentatori improvvisati e sprovveduti, allevati nella convinzione di essere tout-court antropologi, che alterano fortemente il campo delle relazioni possibili tra universi etnograficamente significativi e documentaristica scientifica. La teoria e le pratiche antropologiche stesse, sottoposte a una costante sovraesposizione e distorsione, subiscono un danno d’immagine rilevante, dal momento che nel senso comune esse perdono del tutto la loro fisionomia di apparati critici per la decifrazione della realtà sociale contemporanea.

Il corso della Scuola che si intende realizzare è diretto a discenti che possiedano una formazione, più o meno avanzata, nel campo specialistico delle discipline DEA o a quanti, attraverso significative esperienze professionali, abbiano acquisito in esso specifiche competenze. La qualità dell’insegnamento sarà, dunque, adeguata al piano della formazione avanzata, così come delineato nelle norme d’indirizzo per l’istruzione universitaria di terzo livello. L’insegnamento sarà improntato a una viva e cordiale interazione tra discenti e docenti ma i messaggi saranno inquadrati nel più rigoroso e formale registro della comunicazione scientifica. Gli allievi sono stati ammessi a una scuola di alta formazione dove è loro richiesto un impegno elevato, a fronte della prestazione specialistica di un corpo docente altamente qualificato. L’obbiettivo didattico è quello di offrire a giovani studiosi una qualificazione specialistica nel contesto delle pratiche etnografiche, che consenta loro di ripensare in termini di maggiore apertura critica la loro stessa formazione e il loro operato nel campo delle scienze sociali. La proposta didattica di ciascun docente sarà supportata da un adeguato e aggiornato orientamento bibliografico che la segreteria della scuola metterà a disposizione degli allievi in tempo reale.

Il corso è articolato in quattro moduli didattici. Il primo, al cui interno operano alcuni degli antropologi culturali e sociali italiani che hanno manifestato costante attenzione critica al tema, è teso a costruire una sistematica rimeditazione delle pratiche etnografiche, con riguardo sia alle posture di terreno, sia alle modalità di restituzione dei saperi etnografici e antropologici. Si richiede ai discenti, insomma, di ripensare criticamente le teorie e le pratiche etnografiche (la cui conoscenza di base è presupposta), nella prospettiva dell’inserimento dei mezzi audiovisivi al loro interno. L’attenzione sarà volta sia verso il possibile uso dei mezzi audiovisivi nel corso del lavoro di terreno, sia alla valutazione dei documenti nell’elaborazione del testo etnografico e antropologico, nel presupposto implicito che nessuna etnografia visiva può prescindere da una completa padronanza dei termini etnografici nel loro complesso. Il secondo modulo è teso a fornire, in modo sistematico, informazioni intorno alla storia, alla teoria, ai prodotti, ai campi problematici dell’etnografia visiva, con particolare e distinto riferimento alla fotografia, al cinema e al video. Attenzione sarà prestata anche alle tecniche di conservazione e d’uso archivistico dei documenti visivi e all’interazione tra campi del visivo e del sonoro. Questo modulo, ancor più del primo, in cui l’interazione docente-discente si esprimerà in forme il più possibile dialogiche, attingerà alle regole della didattica frontale, con costante uso dei documenti audiovisivi nel corso delle lezioni. Il terzo modulo comprenderà innanzitutto una dettagliata ricostruzione, tramite lezioni frontali, della vicenda storico-critica della fotografia etnografica, con particolare riferimento all’esperienza italiana, che fungerà anche da introduzione rispetto ai workshops degli operatori prescelti. Questi operatori hanno avuto, in alcuni casi, una costante frequentazione dell’ambito fotografico-etnografico, con un’ampia teorizzazione della specifica problematica a esso connessa, in altri un più sporadico, ma altamente efficace nella costruzione del documento etnografico, approccio con esso. Nell’uno come nell’altro caso la didattica si caratterizzerà come esperienza di full-immersion nella problematica proposta dal docente, lungo l’arco di un’intera giornata che rappresenta anche un’unità di misura ideale, con un generoso, ampio ed eticamente sostenuto trasferimento di saperi e competenze. I workshops costituiscono il punto centrale e più alto dell’attività didattica e, in qualche misura, tutto il lavoro precedente sarà inteso come lavoro che consentirà agli allievi, in questa fase, di interagire proficuamente con i docenti. I workshops sono organizzati come camera di trasferimento, criticamente orientato, di saperi e conoscenze che i docenti hanno accumulato in anni d’esperienza e di pratica di terreno. I workshops sono, a loro volta, l’anticamera dell’esperienza di terreno che la scuola imprescindibilmente postula. Il quarto modulo prevede, appunto, l’assegnazione delle tesi e la discussione preliminare relativa ad alcuni suoi indirizzi realizzativi con la COIV. Una prima riunione sarà collettiva (di tutti gli allievi con tutti i docenti preposti a questa fase del lavoro di formazione), alcune altre saranno concertate con singoli docenti, che assumeranno il compito di tutors, per gruppi più ristretti. Anche in questa fase l’attenzione sarà centrata sugli aspetti teorico-metodologici dell’impresa di terreno, evitando di restare impigliati nella selva di determinazioni pratiche e di minute informazioni che l’andata sul campo sovente suscita, soprattutto nei più giovani allievi. Tali problemi saranno rimessi agli allievi stessi, anche perché la risoluzione di questo campo problematico, com’è noto, contribuisce a temprare al terreno e a costruire una postura etnografica corretta. Nella valutazione finale, gli allievi che avranno dimostrato, attraverso la frequenza e il lavoro realizzato, particolari meriti, otterranno un Diploma di Specializzazione in Etnografia visiva.

 

per informazioni ISTITUTO SUPERIORE DI FOTOGRAFIA E COMUNICAZIONE INTEGRATA

Roma - Via degli Ausoni, 1 - Tel. 06 44 69 269 - info@isfci.com - www.isfci.com; www.sev1.it

 

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